Cosa mangiava il Vate Gabriele D’Annunzio? Cosa gli preparava ‘Suor Intingola‘, la sua cuoca che oggi chiameremmo personal chef. Durante la manifestazione dedicata all’artigianato di lusso Artigianato e Palazzo, da trentadue anni in scena nel Giardino Corsini di via della Scala a Firenze, organizzata da Sabina Corsini e Neri Torrigiani, si svolgerร il caratteristico e rituale vernissage ‘Ricette di Famiglia‘, ideato e organizzato dalla giornalista televisiva Annamaria Tossani.
C’รจ un lato intimo, quotidiano e profondamente carnale nella vita di Gabriele D’Annunzio che si svela non tra i versi delle sue opere, ma tra i fornelli del Vittoriale. ร una storia che profuma di burro, di riduzioni e di ricette elaborate, orchestrata da una figura tanto discreta quanto fondamentale nell’epopea dannunziana: la sua fidata cuoca Albina Lucarelli Becevello.
L’incontro a Venezia e l’arrivo a Gardone Riviera
Tutto ha inizio durante gli anni veneziani del poeta. ร qui che D’Annunzio incrocia il suo cammino con una giovanissima donna di estrazione modesta, quasi contadina, ma dotata di un talento innato per l’arte culinaria e di un’abilitร fuori dal comune nel trattare le materie prime. Il Vate, esteta in ogni aspetto della vita e insaziabile ricercatore del bello e del buono, rimane letteralmente folgorato dai suoi piatti. Il legame di affetto e stima reciproca che si instaura รจ immediato, tanto che, al momento di stabilirsi nella monumentale dimora del Vittoriale degli Italiani, il poeta non ha dubbi: la giovane cuoca deve seguirlo per prendere in mano le redini della cucina.
La “Madre Badessa” di una brigata imponente
Al Vittoriale, la gestione quotidiana della casa non ha nulla da invidiare a quella di un grand hotel. Il personale di servizio conta ben ventiquattro persone, e a capo della brigata di cucina c’รจ proprio lei.
D’Annunzio, con il suo consueto gusto per l’enfasi e per la reinvenzione dei nomi, la ribattezza con una serie di appellativi che mescolano astutamente il sacro e il profano: per lui diventa la “Madre Badessa”, ma soprattutto “Suor Intingola”, “Suor Goduria” e “Suor Dovizia”. Soprannomi affettuosi che restituiscono l’immagine di una donna capace di amministrare con devozione quasi religiosa l’abbondanza e i piaceri della tavola, trasformando ogni pasto in un’esperienza sensoriale.
I “Pizzini”: un archivio storico del gusto
La comunicazione tra il Vate (spesso ritirato nelle sue stanze per scrivere, riflettere o per sfuggire alla malinconia) e il regno di Suor Intingola non avviene quasi mai a voce. D’Annunzio affida le sue voglie gastronomiche e le sue direttive a dei bigliettini, dei veri e propri “pizzini” fatti recapitare direttamente in cucina.
Questi piccoli frammenti di carta sono oggi una miniera d’oro per la storia della gastronomia italiana dell’epoca. Non contengono solo le richieste estemporanee del poeta, ma riportano annotazioni di ricette e menรน dettagliatissimi, permettendoci di ricostruire con esattezza le caratteristiche della tavola del Vittoriale, sia per i frugali (ma ricercati) pasti consumati in solitudine, sia per i fastosi banchetti destinati agli ospiti di riguardo.
Il mito delle uova: la “pasticchina blu” del Vate
Tra le innumerevoli preparazioni che animavano i fuochi della dimora, un ingrediente spicca su tutti, ammantandosi di un’aura leggendaria: l’uovo. Pur non essendo piรน nel fiore degli anni o nel pieno del vigore fisico, D’Annunzio chiedeva a Suor Intingola di cucinargli uova in mille modi e declinazioni diverse.
Lungi dall’essere un semplice vezzo alimentare, pare che il poeta attribuisse a questo alimento poteri rinvigorenti formidabili. In un’epoca in cui il desiderio di circondarsi di figure femminili rimaneva intatto, le uova magistralmente preparate da Suor Intingola fungevano per il Vate da vera e propria “pasticchina blu” ante litteram: il segreto inconfessabile per sostenere le sue celebri doti di amatore e continuare a intrattenere le innumerevoli signore che varcavano le soglie del Vittoriale.
Un racconto, quello tra D’Annunzio e la sua cuoca, in cui il cibo si fa strumento di piacere, di vitalitร e di seduzione, confermando come il palato fosse, anche per il Vate, l’anticamera del desiderio.
“LE RICETTE DI SUOR INTINGOLA: ALBINA LUCARELLI BECEVELLO, LA CUOCA DI GABRIELE DโANNUNZIO”
Dunque tutto questo ‘andrร in scena’ ad Artigianato e Palazzo. Ogni giorno alle 18.00 al Giardinetto delle Rose. ร dedicato alla figura diย Albina Lucarelli Becevello, dettaย โSuor Intingolaโ, storica cuoca di Gabriele DโAnnunzio e protagonista della vita domestica del Vittoriale lโappuntamento pomeridiano diย โRicette di Famigliaโ, curato daย Annamaria Tossani. Attraverso il ricco epistolario conservato al Vittoriale โ oltre 2.000 messaggi con cui il poeta le affidava desideri, richieste e curiositร gastronomiche โ prende vita il racconto di un rapporto umano e professionale unico, fatto di affetto, fiducia e grande passione per la cucina.
Gli incontriย ripercorronoย le ricette, i sapori e le consuetudini della tavola dannunziana grazie agli interventi diย Maddalena Santeroni, autrice e studiosa (venerdรฌ 11 settembre) e il pronipote del Vateย Federico DโAnnunzioย (sabato 12 e domenica 13 settembre), con la lettura di alcuni dei piรน curiosi messaggi del poeta affidata allโattriceย Maria Cassi. Al termine di ogni incontro, il pubblico potrร degustareย un assaggio delle preparazioni piรน care a Suor Intingola e al โPadre Prioreโ, come talvolta il poeta amava firmarsi nelle lettere indirizzate alla sua cuoca.ย Le preparazioni saranno realizzate daย Lo Scalco Catering di Firenzeย e servite sui piatti della collezioneย โRicette di Famigliaโ di Bitossi Home.

ARTIGIANATO E PALAZZO, la mostra organizzata e promossa da Sabina Corsini e Neri Torrigiani che mette in dialogo le diverse declinazioni dellโartigianato contemporaneo, torna da domani a domenica al Giardino Corsini di Firenze.
La XXXII edizione riunisce una nuova selezione di 100 artigiani e giovani designer, chiamati a mostrare dal vivo le diverse fasi del proprio lavoro e le modalitร con cui materiali, tecniche e saperi si trasformano in nuove forme espressive. Un percorso che attraversa tutti gli ambiti dellโartigianato โ dalla ceramica al tessile, dal legno alla lavorazione dei metalli, dal restauro alla decorazioneโฆ – doveโla tradizioneโ non รจ soltanto un patrimonio da conservare, ma โ come scriveva Oscar Wilde – rappresenta anchโessa โunโinnovazione ben riuscitaโ, perchรฉ ciรฒ che oggi consideriamo un valore antico รจ nato, in origine, come un’idea nuova, un cambiamento o una rottura rispetto alle regole del tempo. ร il risultato di una ricerca e sperimentazione rivolta al futuro.
Il tema โRiconnettersi con la naturaโ, filo conduttore di questa edizione, trova cosรฌ una nuova declinazione nel rapporto diretto con la natura, che diventa origine e ispirazione del processo creativo.



















