A Pietrasanta, dove le gallerie d’arte e il marmo scolpito definiscono lโorizzonte culturale della Versilia, il concetto di creazione assume spesso forme differenti. Per Filippo Di Bartola, anima e titolare del celebre ristorante Filippo, aperto da diciotto anni, il legame con la cittร delle grandi mostre a cielo aperto non passa attraverso vezzi estetizzanti o impiattamenti forzati. Si radica, piuttosto, nell’artigianalitร pura del lavoro quotidiano: la stessa fatica devota, la medesima perizia manuale che trasforma un blocco di pietra in una scultura e la materia prima del territorio in un grande piatto.
Festeggiare la maggiore etร professionale โ diciotto anni di attivitร โ coincide con una scelta precisa: togliere il superfluo per esaltare la sostanza. Lo spazio stesso del ristorante riflette questa ricerca di autenticitร . Nato dal recupero di una storica autorimessa con annesso autolavaggio, e passato attraverso cinque anni di virtuosa convivenza con una prestigiosa galleria d’arte milanese, il locale conserva unโarchitettura volutamente spoglia, priva di suppellettili inutili. La cucina a vista, visibile da ogni angolazione della sala, mette a nudo il gesto dei cuochi, lasciando che gli unici veri elementi d’arredo siano i volti: quelli di chi ci lavora e quelli degli ospiti che lo abitano.
La visione gastronomica condivisa con lo chef Andrea Papa trova sintesi in una carta essenziale ed allo stesso tempo ricercata, agile e in continuo dialogo con il calendario delle stagioni. Accanto a un percorso dedicato ai classici identitari โ dalle memorabili polpettine al roast beef fino al tradizionale tordello versiliese, oggi proposti anche da asporto nell’iconico formato in barattolo โ, la cucina esprime una profonda vocazione marinara. Il pesce, interpretato con mano sicura e tecnica rigorosa, affianca piatti storici della tradizione costiera, come la cicala di mare, a una nuova attenzione verso il crudo, selezionato attraverso il contatto diretto con piccole cooperative di pescatori locali secondo il principio della reperibilitร piรน stretta.
A orchestrare la sintonia della tavola รจ la carta dei vini, affidata alla cura di Matteo Puschi. La selezione rifugge i meri titoli blasonati per inseguire una territorialitร coerente e viva: bottiglie che privilegiano produzioni artigianali, etichette pulite e vinificazioni poco interventiste, scelte per accordarsi con immediatezza alla pulizia gustativa della cucina.
La vera regia, tuttavia, si compie nell’arte dell’accoglienza. Per Filippo il ristorante รจ una partitura musicale, dove ogni sedia e ogni tavolo compongono una melodia differente. Per Filippo la gestione della sala sfugge a qualsiasi rigida codifica geometrica: รจ piuttosto uno spartito musicale dove ogni tavolo e ogni seduta rappresentano note con un peso specifico ben preciso. Non esiste una prenotazione che assegni un angolo a priori; l’assegnazione avviene solo nel momento esatto in cui l’ospite varca la soglia. Basta una stretta di mano, il tono di un saluto o il modo in cui una coppia si guarda per accendere quell’intuito psicologico affinato nel suo percorso lavorativo che si รจ sviluppato accanto a grandi maestri del servizio come Lorenzo Viani, l’Enoteca Marcucci o Enoteca Pinchiorri. Capire se posizionare un tavolo al centro della scena o in una nicchia piรน appartata non รจ una questione di gerarchia tra clienti, ma la capacitร empatica di intercettare il desiderio e l’umore di chi si affida al ristorante per vivere la propria serata.
Dietro i fornelli si compie un paradosso felice e raro: lo chef Andrea, originario della Basilicata, autore di una delle cucine di mare piรน nitide e celebrate della costa versiliese, รจ in realtร allergico al pesce. Un limite fisiologico che si รจ trasformato in un rigore tecnico quasi scientifico, dove la conoscenza del prodotto marino passa attraverso la precisione delle cotture, l’equilibrio millimetrico delle sapiditร e un rispetto assoluto per il pescato. Niente salse coprenti o scorciatoie visive: la freschezza delle cicale di mare e la purezza dei crudi dipendono interamente dall’alleanza quotidiana con le piccole barche dei pescatori locali. Se il mare non offre l’eccellenza richiesta, il piatto semplicemente non va in tavola, confermando una cucina che mette la veritร del gusto davanti a qualsiasi convenienza di carta.



























