In un momento storico in cui il consumo di vino è spesso al centro di semplificazioni normative e dibattiti polarizzati, la Fondazione Masi compie una scelta culturale netta e coraggiosa. Il Premio Internazionale Civiltà del Vino 2026, riconoscimento che dal 1981 celebra i protagonisti della cultura enologica mondiale, è stato assegnato a David Khayat, celebre oncologo e divulgatore francese di fama internazionale.
La decisione si inserisce perfettamente nel tema scelto per la 45ª edizione del Premio Masi, intitolata “Il coraggio della responsabilità”. In un’epoca di grandi incertezze geopolitiche e trasformazioni tecnologiche, la responsabilità diventa un dovere civile ed etico: il dovere di guardare alla complessità dei fatti senza cedere a dogmatismi, difendendo il patrimonio umano e culturale.
Figura di spicco della medicina contemporanea, già alla guida dell’Institut National du Cancer in Francia, David Khayat si è distinto a livello globale per un approccio non convenzionale alla prevenzione oncologica. Con il suo trattato controcorrente “Arrêtez de vous priver!”, il medico ha rimesso in discussione molti dei luoghi comuni che legano in modo punitivo l’alimentazione alla salute, restituendo al cibo e al vino il loro valore fondante di piacere, convivialità e misura. La motivazione della giuria riconosce proprio questo equilibrio: l’impegno per un dialogo aperto tra scienza e società, radicato nei principi della dieta mediterranea e fondato sulla consapevolezza e sulla moderazione anziché sulla proibizione cieca.
Come sottolineato da Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola e vicepresidente della Fondazione, il vino appartiene all’identità profonda della nostra civiltà: se vissuto con armonia, diventa autentica espressione di benessere e qualità della vita. La visione umanistica di Khayat ribadisce come il benessere psicofisico non possa prescindere dal piacere quotidiano e dalla cultura del gusto condiviso.
L’assegnazione a Khayat illumina una rosa di premiati di altissimo profilo civile. Nel prestigioso albo d’oro della Civiltà Veneta entrano l’imprenditore Luigi Carlon, che ha regalato a Verona lo straordinario scrigno d’arte di Palazzo Maffei Casa Museo, lo scienziato Nello Cristianini, professore a Bath e voce autorevole sull’etica dell’Intelligenza Artificiale, e la Venice Gardens Foundation presieduta da Adele Re Rebaudengo, custode della fragile bellezza dei giardini storici lagunari. Il Grosso D’Oro Veneziano, tributo alla pace e al pluralismo, va invece all’organizzazione non profit Reporters Sans Frontières, guidata da Thibaut Bruttin, baluardo indispensabile per la difesa della libertà d’informazione e la sicurezza dei giornalisti nel mondo.
L’appuntamento con i protagonisti è fissato per venerdì 16 ottobre 2026 a Gargagnago di Valpolicella. La giornata si aprirà nelle cantine storiche di Masi con la simbolica firma della Botte di Amarone, per poi proseguire nel nuovo polo culturale Monteleone21, dove la cerimonia di premiazione si trasformerà in un dibattito aperto moderato dal giornalista Alessandro Milan.




































