
Il calice e la terra:
A tavola con il vignaiolo
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Oltre due secoli di storia a Cortina d’Ampezzo: l’iconico Hotel de La Poste cambia proprietà e diventa un 5 stelle lusso
Certe dimore non sono semplici alberghi, ma veri e propri monumenti sentimentali custoditi nel cuore delle grandi mete iconiche della montagna italiana. Fondato nel 1804 e situato nella celebre piazza Roma, l’Hotel de La Poste di Cortina d’Ampezzo rappresenta l’anima, la memoria e la storia per eccellenza della “Regina delle Dolomiti”. Oggi, questo tempio dell’ospitalità alpina con oltre due secoli di storia alle spalle si prepara a scrivere un nuovo, straordinario capitolo: la struttura passa ufficialmente sotto il controllo della famiglia Vacchi, celebri industriali bolognesi del packaging.
L’operazione è stata condotta tramite Cortina Holding Srl — veicolo partecipato dalla holding Alva Spa e facente capo al presidente e AD di Ima, Alberto Vacchi — che ha rilevato lo storico immobile dalle famiglie Manaigo ed Esposito.
Un progetto di lusso firmato 5 stelle tra tradizione e futuro
Il passaggio di testimone non intende minimamente scalfire l’identità leggendaria dell’albergo, bensì rilanciarne il fascino attraverso una riqualificazione di altissimo profilo. L’edificio, attualmente composto da 73 stanze, sarà rinnovato per dare vita a un esclusivo 5 stelle lusso.
Il masterplan di sviluppo prevede interventi mirati e di grande eleganza:
- La realizzazione di 55 camere e suite di ampia metratura.
- Il meticoloso restauro dello storico Bar del Posta, da sempre il salotto mondanissimo della valle.
- L’apertura di due ristoranti d’eccellenza.
- La creazione di una moderna spa dedicata al benessere d’alta quota.
- La predisposizione di nuovi spazi dedicati a eventi privati.
Il passaggio generazionale e la continuità operativa
La governance della società che gestirà la struttura sarà affidata a Gregorio Minelli Vacchi, figlio di Alberto Vacchi, suggellando così un connubio perfetto tra la solida visione imprenditoriale della famiglia e l’energia innovativa delle nuove generazioni. L’hotel rimarrà regolarmente aperto fino all’effettivo inizio dei lavori di ristrutturazione, garantendo la totale continuità dell’attività sia per quanto riguarda la gestione che per lo staff operativo.
«La mia famiglia resta profondamente impegnata nel mondo industriale, ma pensiamo che riqualificare l’Hotel de la Poste sia un’impresa piena di sfide e di opportunità, non solo economiche. Mio figlio Gregorio sarà impegnato in questa iniziativa che richiede molte energie ed idee innovative che possono venire solo dai giovani», ha dichiarato Alberto Vacchi. Un investimento d’autore che unisce la laboriosità emiliana alla magia senza tempo delle Dolomiti. (Fonte: Ansa)
Vino, la Toscana dei rossi resiste alla crisi: fatturato a 1,4 miliardi, ma margini in calo per 6 cantine su 10
Mentre i mercati internazionali frenano sui vini rossi, il settore vitivinicolo toscano mostra una tenuta complessiva. I dati in anteprima dello studio su 130 imprese rivelano luci e ombre: soffrono i piccoli produttori, ma quasi la metà delle aziende continua a crescere. Ecco l’analisi dei bilanci e le soluzioni per il futuro.
La Toscana del vino tiene il passo, pur muovendosi in un contesto internazionale complesso e contrassegnato dal calo dei consumi di vini rossi, da tensioni geopolitiche e dagli effetti del cambiamento climatico. È questo il ritratto in chiaroscuro emerso dall’indagine presentata a Firenze durante il convegno “I Bilanci del Vino”, promosso dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino e dalla Delegazione Toscana dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino.
L’analisi, curata dal Centro Studi Management DiVino di Studio Impresa, ha preso in esame un campione di 130 società vitivinicole toscane, offrendo una prima fotografia economica e finanziaria della salute delle cantine regionali.

I numeri del vino toscano: 1,431 miliardi di euro di ricavi
I dati preliminari evidenziano la solidità di un comparto fondamentale per l’economia italiana, ma accendono un riflettore sulla pressione che sta colpendo la redditività aziendale:
- Fatturato complessivo: Nel 2025 i ricavi totali hanno raggiunto 1,431 miliardi di euro, registrando una lievissima flessione dello 0,2% rispetto al 2024, pur rimanendo superiori del 2,2% rispetto al 2023.
- Margini in contrazione: Il margine EBITDA è calato per circa il 63% delle aziende analizzate.
- Chi cresce: Non mancano i segnali positivi: 64 cantine hanno aumentato il fatturato e 28 di queste sono riuscite a migliorare anche la redditività.
«I dati non vanno drammatizzati — ha spiegato Luca Castagnetti di Studio Impresa —, soprattutto alla luce della crisi internazionale che penalizza i vini rossi, tipologia che rappresenta la quota maggioritaria della produzione toscana. Per affrontare la selezione servono numeri chiari e decisioni tempestive: prima la continuità finanziaria, poi una strategia mirata su mercati e investimenti».

Le istituzioni e le associazioni: sostenere l’export e la cultura finanziaria
L’evento, ospitato nella Sala del Gonfalone del Consiglio Regionale della Toscana, ha visto la partecipazione di esponenti chiave del settore e delle istituzioni locali.
- Stefania Saccardi (Presidente del Consiglio Regionale della Toscana):«In una fase di grandi cambiamenti è fondamentale sostenere le nostre imprese valorizzando qualità, innovazione ed export. La Regione è impegnata con iniziative come Buy Wine e Buy Tuscany per favorire l’incontro tra produttori e buyer internazionali».
- Donatella Cinelli Colombini (Delegata Toscana dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino):«La cultura economica e finanziaria è ormai essenziale. Vogliamo offrire strumenti concreti ai produttori per tutelare il valore delle aziende e prendere decisioni consapevoli in un mercato che cambia rapidamente».
- Rosario Di Lorenzo (Presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino):«Leggere correttamente i bilanci consente di valutare la solidità aziendale e costruirne il futuro. È necessario unire ricerca, competenze manageriali e mondo produttivo con una visione di lungo periodo».
La ricetta per le PMI: controllo di gestione e centri di costo
Come possono le piccole e medie imprese vitivinicole superare la crisi e proteggere i propri margini? La risposta risiede in una gestione manageriale più consapevole.
Durante il convegno, Davide Gaeta, professore dell’Università di Verona, ha ribadito l’importanza dello stato patrimoniale e del controllo di gestione:
- Analisi puntuale dei costi: Dal vigneto al marketing, è fondamentale calcolare il costo pieno e il margine reale di ogni singola bottiglia.
- Break-even point: Conoscere il volume minimo di vendite necessario per raggiungere l’equilibrio economico.
- Solidità patrimoniale: Valutare la capacità di sostenere gli investimenti nel tempo e garantire la liquidità.
Un percorso d’innovazione gestionale nel quale anche il settore bancario gioca un ruolo decisivo, offrendo non solo linee di credito ma vera e propria consulenza strategica, come evidenziato da Emanuele Fontana, Coordinatore Agricoltura di Crédit Agricole Italia.
Punti chiave da ricordare (In sintesi)
| Indicatore / Tema | Dato o Prospettiva |
| Ricavi Complessivi (2025) | € 1,431 Miliardi (-0,2% su 2024, +2,2% su 2023) |
| Aziende in sofferenza di margine | 63% del campione (EBITDA in calo) |
| Aziende in controtendenza | 64 con fatturato in crescita (28 con utili in aumento) |
| Strumenti di svolta | Controllo di gestione, analisi dei centri di costo, break-even point |
Festa dei Morti tra Messico e Firenze: chef stellati e tradizioni autentiche a Cerreto Guidi
Il 1° novembre 2026 a Cerreto Guidi (Firenze) si celebra il Día de los Muertos con un pranzo a quattro mani al ristorante PS e una vibrante Fiesta Mexicana.
Certe ricorrenze non si limitano a essere celebrate, ma si raccontano attraverso i profumi, i colori e la profondità delle proprie radici. Domenica 1° novembre 2026, Villa Petriolo — splendida tenuta situata nel borgo storico di Cerreto Guidi, in provincia di Firenze — aprirà le porte a una delle festività più affascinanti e rappresentative del mondo: El Día de los Muertos. Un appuntamento dal forte valore simbolico e intimo per la proprietà, le cui origini messicane si intrecciano indissolubilmente con il territorio toscano in un dialogo culturale di rara bellezza.
In Messico, questa ricorrenza non è sinonimo di lutto, ma il momento supremo in cui le famiglie celebrano la memoria dei cari scomparsi attraverso altari ricchi di fotografie, fiori di cempasúchil, candele e il tradizionale pan de muerto. La memoria si fa così presente vivo, tramandandosi di generazione in generazione.
Un pranzo a quattro mani tra la Stella Verde di PS e i sapori di El Beso
Il programma della giornata si sviluppa in due momenti d’eccezione, realizzati in collaborazione con El Beso, il ristorante torinese che valorizza le ricette regionali e l’autenticità della cucina messicana più vera, ben lontana dagli stereotipi tex-mex.
Alle ore 12.30, il ristorante PS — guidato dallo chef Stefano Pinciaroli e insignito della prestigiosa Stella Verde Michelin per la sua cucina incentrata sulla biodiversità biologica, la stagionalità e la filosofia antispreco — ospiterà un esclusivo pranzo a quattro mani. Pinciaroli farà incontrare la materia prima toscana con il talento e la tradizione di Maria Antonieta Giron Caballero (detta Tony), anima di El Beso cresciuta in una famiglia di ristoratori in Messico.
Il menu:
- L’antipasto firmato da Maria Antonieta Giron: il celebre Vuelve a la vida, freschissima preparazione di frutti di mare con pomodoro, cipolla, coriandolo e lime.
- Un tris di tacos d’autore: barbacoa, con carne cotta lentamente, e cochinita pibil, la specialità dello Yucatán a base di maiale, arance amare e achiote.
- Il secondo capitolo firmato da Stefano Pinciaroli: il chicharrón in salsa, servito con riso al pomodoro e fagioli.
- Il gran finale dolce: un raffinato gelato di riso al latte.
Nel pomeriggio, la magia della Fiesta Mexicana
Dalle ore 16.30 alle 20.30, gli spazi della tenuta si animeranno con la Fiesta Mexicana: un pomeriggio aperto a tutti, arricchito dalla musica dal vivo dei Mariachi e di una cantante messicana, pensato per coinvolgere anche i più piccoli grazie a laboratori di trucco e a un concorso per il costume più affascinante.
Cuore pulsante dell’evento sarà l’installazione dell’altare dei morti, scenografico omaggio alla memoria e alla tradizione popolare. Gli ospiti potranno inoltre prendere parte a un percorso enogastronomico itinerante composto da sei assaggi della tradizione messicana, accompagnati da un drink celebrativo.
I quarant’anni di Gambero Rosso: due giorni di celebrazioni a La Nuvola di Roma
Il 25 e 26 ottobre 2026 l’Auditorium La Nuvola di Roma ospita i quarant’anni del Gambero Rosso. Due giorni tra presentazioni delle Guide 2027, degustazioni e intelligenza artificiale.
Quarant’anni di storia e uno sguardo radicalmente rivolto a ciò che verrà. Il 25 e 26 ottobre 2026, il Gambero Rosso celebra il suo prestigioso anniversario all’Auditorium Roma Convention Center La Nuvola, riunendo l’élite della produzione enologica, chef, pizzaioli, professionisti e grandi appassionati. Due giornate intense e ricche di appuntamenti, costruite attorno al debutto delle nuove edizioni delle guide di riferimento: Vini d’Italia 2027, Ristoranti d’Italia 2027, Pizzerie d’Italia 2027 e Top Italian Food, arricchite da degustazioni, masterclass e momenti di alta convivialità.
Dalle otto pagine del Manifesto alla rivoluzione digitale dell’IA
La storia editoriale del gruppo affonda le radici nel 16 dicembre 1986, quando un modesto inserto di otto pagine fu allegato al quotidiano il Manifesto sotto la guida illuminata del fondatore Stefano Bonilli. Da quel primo coraggioso esperimento, il progetto è cresciuto in modo esponenziale attraverso mensili, guide cartacee e digitali, televisione, Academy ed eventi internazionali, ridefinendo radicalmente il linguaggio e la cultura del cibo e del vino in Italia.
Oggi, il percorso di rinnovamento tocca anche le celebri guide. A partire da questa edizione, la consultazione si fa ancora più aperta e interattiva: tutte le guide — ad eccezione di Vini d’Italia, che mantiene la sua formula premium con consultazione gratuita previa registrazione online — sono disponibili in formato digitale.
Come sottolinea il direttore Lorenzo Ruggeri: «Celebriamo 40 anni rispolverando il senso della nostra storia e rilanciandolo nei prossimi 40. Il Gambero Rosso ha sempre anticipato i tempi, cambiando il linguaggio del cibo e del vino. Penso alle sfide dell’intelligenza artificiale: le nostre nuove pubblicazioni sono ben più fruibili e accessibili grazie alla navigazione assistita di un agente AI dedicato che pesca solo dal nostro prezioso database. La missione resta, però, quella delle origini, nella lezione di un genio come Bonilli: andare dritti alla verità del gusto, riconoscere il merito e premiare chi opera bene».
Il programma: tra Vini Rari, Tre Bicchieri e grandi novità per ristoranti e pizzerie
Il calendario degli eventi romani si preannuncia fitto di imperdibili appuntamenti:
- Domenica 25 ottobre: Dopo i saluti istituzionali delle 10.00, si entrerà nel vivo con la presentazione della guida Vini d’Italia 2027, condotta da Lorenzo Ruggeri, Marco Sabellico e Giuseppe Carrus. Nel pomeriggio spazio a Top Italian Food e alla celebre degustazione dei Tre Bicchieri, aperta a stampa e pubblico. Un focus speciale sarà riservato ai Vini Rari — una selezione di cinquanta etichette che raccontano vecchie vigne, vitigni recuperati e produzioni d’autore fuori dall’ordinario —, affiancati dalle masterclass dedicate alle eccellenze del Lazio realizzate in collaborazione con Arsial.
- Lunedì 26 ottobre: La mattinata si aprirà con la presentazione della guida Ristoranti d’Italia 2027 condotta da Gianluca Semprini, che svelerà le nuove Tre Forchette introducendo un sistema di lettura semplificato basato su tre simboli immediati (Forchette, Gamberi e Bottiglie). Nel pomeriggio sarà la volta di Pizzerie d’Italia 2027, un’edizione che compie una scelta netta, abbandonando i voti in centesimi per restituire centralità assoluta al simbolo degli Spicchi (da uno a tre) e valorizzare la ricerca sugli impasti e la personalità dei pizzaioli.
La Grande Cena Tre Forchette e il gran finale
I festeggiamenti culmineranno lunedì sera con la Grande Cena Tre Forchette, un’esperienza gastronomica corale che vedrà protagonisti ai fornelli grandi interpreti della cucina italiana d’autore come Alberto Gipponi, Gianluca Gorini, Davide Guidara, Norbert Niederkofler, Gianfranco Pascucci, Niko Romito, Salvatore Tassa, Mauro Uliassi, Pietro Zito e la coppia dell’Osteria della Villetta formata da Grazia Omodei e Maurizio Rossi. La cena sarà preceduta, a partire dalle 19.30, dal Magnum Party Trento Doc accompagnato dalle celebri pizze fritte del maestro Franco Pepe, per un brindisi corale che guarda ai prossimi quarant’anni con il bicchiere rigorosamente pieno.
Nasce in Friuli il Wine Garden, l’oasi enologica che unisce architettura e natura
Inaugurato oggi a Prata di Pordenone il Wine Garden della famiglia Maccan. Un progetto firmato dall’architetto Alessandro Isola che unisce Le Monde e La Ponca in un’esperienza multisensoriale tra acqua, design e vino.
Immerso nella quiete delle terre friulane, prende ufficialmente vita Wine Garden, il nuovo e ambizioso progetto ideato dalla famiglia Maccan — proprietaria delle cantine Le Monde a Prata di Pordenone e La Ponca sulle colline di Scrió. Nato dall’incontro fecondo tra natura, architettura contemporanea e cultura enologica, questo spazio innovativo trasforma l’area esterna della cantina in un luogo aperto all’accoglienza, alla scoperta e alla convivialità più autentica.

Firmato dall’architetto Alessandro Isola — fondatore dell’omonimo studio multidisciplinare con sede a Londra — il progetto nasce dall’esigenza di ridefinire il concetto di ospitalità: il vino non viene più inteso come semplice prodotto, ma si fa esperienza collettiva e condivisa.
Un equilibrio perfetto tra geometria e natura
Il cuore estetico e concettuale del giardino si articola attorno a due specchi d’acqua rettangolari sovrapposti, capaci di generare un dialogo silenzioso tra rigore geometrico ed elementi naturali. L’acqua non assolve a una mera funzione ornamentale, ma diventa strumento di quiete e contemplazione, richiamando la pazienza e la trasformazione che presiedono alla nascita di un grande vino. Intorno agli specchi d’acqua, isole di graminacee ed essenze rigorosamente non sempreverdi introducono la dimensione del mutamento stagionale, rendendo il paesaggio vivo e in costante evoluzione.
La tensione tra artificio umano e forza organica si riflette anche negli arredi e nelle strutture:
- Il grande tavolo conviviale: un unico e lungo asse che attraversa lo spazio, fungendo al tempo stesso da fulcro per le degustazioni e da passerella di collegamento tra le diverse aree del giardino.
- La soglia di rete metallica: una quinta architettonica leggera che sostituisce i muri tradizionali, filtrando la luce e proteggendo lo spazio senza mai isolarlo dall’esterno.
- La zona lounge e il wine shop: riparate da una struttura ariosa, riprendono i toni del verde attraverso un soffitto vegetale sospeso e pareti a fasce verticali che richiamano l’ordine geometrico dei filari.
Un nuovo modo di raccontare il Friuli
Wine Garden nasce per dare voce alle eccellenze del territorio friulano, fondendo la tradizione di una terra profondamente contadina con una visione moderna e sostenibile. Qui gli ospiti possono degustare le etichette di Le Monde e La Ponca abbinandole ai sapori tipici locali, partecipando a eventi e percorsi esperienziali pensati per riscoprire il ritmo lento della natura.
Come raccontano i promotori del progetto, Alex Maccan e Marta Paladin Furlan: «Per noi Wine Garden è prima di tutto un luogo dove sentirsi a casa. Vogliamo che la terra torni a essere protagonista, restituendo il valore emozionale e identitario del paesaggio a chiunque desideri condividere con noi l’amore per questo territorio». Un manifesto di autenticità e passione che proietta la tradizione enologica friulana direttamente nel futuro.
Il nuovo lusso è l’inclusione: la lezione di Cascina Castlèt
Cascina Castlèt vince il Wine Hospitality Award 2026 a Milano con un progetto radicale: una cantina e un sito web totalmente senza barriere.
Quando si parla di ospitalità vitivinicola, l’immaginario collettivo corre immediatamente a degustazioni esclusive, calici in cristallo e paesaggi incontaminati. Eppure, la vera frontiera del lusso contemporaneo si sta spostando su un asse molto più profondo e civile: l’accessibilità totale. La conferma arriva dall’ultima edizione della Milano Wine Week, dove il Wine Hospitality Award 2026 (nella categoria Best Wine Mobility & Accessibility Project) ha acceso i riflettori su una realtà piemontese che sta ridisegnando silenziosamente le regole dell’accoglienza: Cascina Castlèt.
A Costigliole d’Asti, sulle colline che segnano il confine storico tra Langa e Monferrato, l’inclusione non è uno slogan da sfoggiare nelle brochure, ma una precisa scelta architettonica e digitale.
Abbattere i muri, fisici e virtuali
L’azienda guidata da Mariuccia Borio ha infatti integrato l’abbattimento delle barriere fin dalle fondamenta dei suoi nuovi spazi. L’intera ala moderna della cantina è stata concepita per essere esplorabile in totale autonomia anche in sedia a rotelle, permettendo a chiunque, indipendentemente dalle proprie capacità motorie, di vivere fisicamente l’atmosfera dei luoghi di vinificazione e affinamento.

Ma la vera notizia, in un settore spesso in ritardo sulla digitalizzazione etica, è che l’inclusione di Cascina Castlèt inizia prima ancora di varcare il cancello della tenuta: il sito internet aziendale è stato appositamente riprogettato per essere navigabile e fruibile anche dalle persone con disabilità visive.
A ritirare il riconoscimento al Milan Marriott Hotel, dalle mani di Federico Gordini, fondatore Milano Wine Week e Gian Marco Centinaio, Senatore e già Ministro dell’Agricoltura, è stata la stessa Mariuccia Borio, che ha restituito alla platea una riflessione: «Non volevo che qualcuno dovesse fermarsi davanti a una scala o rinunciare a vedere una parte della cantina. Se invitiamo le persone a conoscere il nostro lavoro, dobbiamo fare in modo che possano farlo davvero».
Un manifesto per il futuro del vino
Il premio milanese offre lo spunto per guardare con occhi nuovi a questa tenuta di trenta ettari, già nota agli addetti ai lavori per la sua ostinata difesa della biodiversità piemontese — emblematico il recupero di vitigni antichi e rarissimi come l’Uvalino, che qui affianca i più classici Barbera, Nebbiolo e Moscato.
In un momento storico in cui il mondo del vino si interroga su come attrarre nuovi pubblici e comunicare valori reali, il traguardo di Cascina Castlèt lancia un messaggio trasversale a tutto il comparto del Made in Italy. Le scelte etiche e sostenibili (dalla fitodepurazione delle acque all’energia solare, fino all’accessibilità web) non sono più “opzioni extra” per impreziosire un comunicato stampa, ma l’unica strada percorribile per un’impresa moderna. E come chiosa lucidamente la stessa fondatrice, l’obiettivo finale non è collezionare trofei, ma arrivare al giorno in cui «non ci sarà più bisogno di premiare l’accessibilità, perché sarà diventata una cosa normale».
A Venezia c’è un salotto segreto dove si beve solo Malvasia
A San Pietro di Castello esiste un luogo dove si degusta solo Malvasia. È il progetto Malvasia Pop Up di Laura Riolfatto, trionfatore all’Iter Vitis Award 2026.
A Venezia, lontano dalle rotte turistiche più battute e immersi nel silenzio rotto solo dalla risacca della laguna, esiste un luogo dove il tempo sembra essersi fermato e nei calici si versa rigorosamente una sola, aristocratica famiglia di vini. Negli affascinanti spazi industriali e storici dei Docks Cantieri Cucchini, a San Pietro di Castello, va in scena un vero e proprio salotto d’autore in cui si serve e si racconta unicamente la Malvasia.
L’anima di questo “buen retiro” enologico si chiama Malvasia Pop Up™, un raffinato progetto culturale ed enogastronomico ideato dalla cultural project manager e sommelier Laura Riolfatto. L’obiettivo? Ricercare e valorizzare le diciannove varietà di Malvasie italiane, esplorando il loro legame secolare e indissolubile con Venezia e il Mediterraneo. Un’intuizione così brillante e innovativa da aver appena conquistato il prestigioso Iter Vitis Award 2026 come Best Wine and Food Experience, riconoscimento internazionale che premia l’eccellenza nell’enoturismo sostenibile. E non è tutto: per l’occasione, Laura Riolfatto è stata anche nominata Malvasia Ambassador per il progetto globale Malvasia Myth.

Un bicchiere, diciannove anime, infinite storie
«Malvasia Pop Up nasce da una domanda molto semplice: quante storie possiamo raccontare partendo da un bicchiere di Malvasia?», spiega l’ideatrice. «Da lì è iniziata una ricerca che mi ha portata a mettere insieme vino, storia, arte, cibo, fotografia e cultura della tavola. Ricevere questo premio significa vedere riconosciuto proprio questo modo di intendere il vino, non soltanto come qualcosa da degustare, bensì come un linguaggio attraverso il quale raccontare cultura, memoria e storia».
All’interno della suggestiva Tesa3 Marzotto ai Docks, ma anche attraverso percorsi itineranti che abbracciano l’intera laguna, il progetto prende vita con appuntamenti dal fascino sartoriale, dove il vino diventa il fil rouge per esplorare la Serenissima.
Il calendario: navigazioni, misteri e tavole d’autore
I festeggiamenti per il premio animeranno l’autunno e l’inverno veneziano con un programma di esperienze esclusive:
- Il 17 ottobre va in scena “Verso sera, in Laguna”: il progetto si sposta sull’acqua a bordo del bragozzo storico Sant’Alban di Camoma. Partendo da San Pietro di Castello, la storia delle antiche rotte commerciali si intreccerà a quella della Dorona (il vitigno autoctono veneziano per eccellenza), con una suggestiva tappa alle Vignole per degustare i sapori degli orti lagunari al calare del sole.
- Il 20 novembre è il momento di “La Notte delle Malvasie – Storie, misteri e vino nella Venezia d’autunno”. Accompagnati dallo scrittore veneziano Alberto Toso Fei, gli ospiti dei Docks Cantieri Cucchini vivranno un viaggio tra leggende segrete e l’assaggio di tre rarissime Malvasie rosse italiane (in collaborazione con il Consorzio di Tutela della Malvasia di Casorzo DOC).
- Il 20 dicembre chiude l’anno “La tavola come linguaggio culturale”, un pranzo-racconto intimo, riservato a pochissimi ospiti, interamente dedicato alle Malvasie rosse. Un percorso gastronomico che riporta il vino alla sua dimensione più antica: la tavola come spazio supremo di relazione e condivisione.
Il respiro di Malvasia Pop Up™ non si ferma alla laguna, ma guarda all’Europa: il progetto è infatti entrato a far parte di Via Querinissima, lo storico Itinerario Culturale Europeo che ripercorre l’epico viaggio quattrocentesco del mercante veneziano Pietro Querini, confermando ancora una volta come la Malvasia non sia solo un vino, ma una vera e propria mappa liquida del Mediterraneo.
Il Lambrusco vola in Canada con “More than one Shade”
Il 28 e 29 ottobre 2026, il Consorzio Tutela Lambrusco fa tappa a Toronto. Bollicine emiliane, “chillable reds” e Gen Z per conquistare l’Ontario.
Il fascino delle bollicine emiliane supera l’oceano per approdare nel cuore pulsante del Nord America. Il 28 e 29 ottobre 2026, l’eleganza vivace e le infinite cromie del Lambrusco saranno protagoniste a Toronto con l’ambizioso progetto “More than one Shade”. Ideata dal Consorzio Tutela Lambrusco in stretta sinergia con la Camera di Commercio Italiana in Canada (CCIC), questa due giorni di masterclass e incontri B2B punta a consolidare la presenza del vino emiliano per eccellenza in un mercato dall’enorme potenziale strategico.
L’Ontario e la rivoluzione dei “chillable reds”
La scelta del palcoscenico non è casuale: l’Ontario rappresenta il più grande mercato provinciale canadese per i volumi di bevande alcoliche venduti. Qui, la LCBO (Liquor Control Board of Ontario) opera come uno dei maggiori colossi retail a livello globale. A seguito delle recenti tensioni commerciali tra Canada e Stati Uniti, le dinamiche di importazione sono mutate radicalmente, premiando proprio il nostro Paese: in un solo anno, la quota di mercato dei vini italiani è balzata dal 21% al 25%, posizionandosi al secondo posto assoluto subito dopo la produzione domestica.

Ma è l’evoluzione del gusto a giocare a favore dell’Emilia. I consumatori nordamericani, sempre più attenti e cosmopoliti, stanno virando verso stili freschi, gradazioni alcoliche contenute e, soprattutto, verso i cosiddetti “chillable reds”: rossi leggeri, secchi o amabili, da servire rigorosamente freschi. Uno spazio di mercato in cui le bollicine del Lambrusco si inseriscono con una naturalezza disarmante, incarnando perfettamente lo spirito del tempo.
Dieci cantine per raccontare le infinite sfumature dell’Emilia
A rappresentare questa rinascita stilistica in Canada saranno dieci eccellenze del territorio: Aljano, Bertolani, Cantina Settecani, Casali Viticultori, Cavicchioli, Francesco Bellei, Medici Ermete, Paltrinieri, Riunite e VentiVenti.
Il claim scelto, “More than one Shade”, si rivela una dichiarazione d’intenti dal sapore cinematografico: un invito a esplorare non solo le tonalità visibili nel calice — dal rubino profondo al rosato brillante — ma anche l’eclettismo stilistico che rende il Lambrusco il compagno ideale per l’alta cucina, i momenti di disimpegno e la miscelazione d’autore.
«In un momento storico complesso per il vino, ci siamo chiesti come poter supportare le nostre cantine unendo la promozione a occasioni reali di sviluppo commerciale», spiega Claudio Biondi, presidente del Consorzio. Un progetto sartoriale pensato per mostrare ai buyer, ai sommelier e ai category manager canadesi quanto il Lambrusco sia un prodotto profondamente contemporaneo.
L’assalto alla Gen Z: freschezza e convivialità
Il programma non si limiterà ai tavoli tecnici e ai pranzi con la stampa specializzata. A chiudere l’evento canadese sarà un party esclusivo, vibrante e informale, dedicato a Millennial e Gen Z (la fascia d’età tra i 25 e i 40 anni). Un momento che unirà degustazione e intrattenimento per condividere l’anima più autentica del Lambrusco con il pubblico che detterà le regole del mercato di domani, intercettando il desiderio globale di un bere fresco, conviviale e libero da eccessivi formalismi.
A tavola con Valeria Radici Odero: la rivoluzione elegante di Frecciarossa nell’Oltrepò Pavese
Ospite della rubrica “A tavola con”, Valeria Radici Odero racconta la storica cantina Frecciarossa. Un viaggio tra le colline dell’Oltrepò Pavese, i trionfi internazionali del passato e il fascino senza tempo del Pinot Nero.
Siamo a Casteggio, nel cuore pulsante dell’Oltrepò Pavese, su quella magica linea immaginaria che è il 45° parallelo, da sempre culla dei più grandi terroir vitivinicoli del mondo. Qui, dove le colline si rincorrono all’infinito vestendosi di boschi cedui e filari pettinati, sorge Frecciarossa, una tenuta che non è semplicemente una cantina, ma un pezzo monumentale di storia enologica italiana. Per questo nuovo appuntamento della nostra rubrica “A tavola con…”, incontriamo Valeria Radici Odero, donna del vino di straordinaria eleganza e quarta generazione alla guida di questa realtà. La vediamo ritratta, luminosa e sorridente durante una degustazione all’aperto, mentre stringe tra le mani una preziosa bottiglia della sua tenuta: l’immagine perfetta di un’accoglienza che sa di lusso discreto e di profondo amore per la propria terra.
Il terroir: l’energia di Casteggio e la “frana rossa”
Per comprendere il fascino di Frecciarossa bisogna calpestarne i suoli. Situata esattamente sulle alture di Casteggio (in via Fratelli Vigorelli), la tenuta domina incontrastata il paesaggio circostante. Il nome stesso dell’azienda è una dichiarazione d’intenti e di terroir: deriva infatti dall’antico toponimo locale fraccia rossa (frana rossa), a indicare la natura spiccatamente argillosa e ricca di ferro di questi terreni, capaci di trattenere l’acqua e nutrire le radici in profondità. La magnifica villa ottocentesca, le antiche cantine sotterranee e i vigneti circostanti creano un ecosistema isolato e protetto, un mondo a sé stante che unisce la nobiltà del passato a una moderna, e rigorosa, visione ecologica.
Una dinastia di pionieri: dal Galles alle colline lombarde
Le radici di Frecciarossa affondano in un passato da romanzo. Era il 1919 quando il bisnonno genovese di Valeria, Mario Odero, decise di abbandonare i fiorenti commerci di carbone che conduceva in Inghilterra per acquistare la tenuta e stabilirsi tra queste colline. Ma la vera, dirompente rivoluzione porta la firma di Giorgio Odero, il nonno di Valeria. A soli diciotto anni, dopo aver studiato Agraria a Milano, partì per la Francia e il Regno Unito con l’obiettivo di carpirne i segreti vitivinicoli e commerciali. Tornato a Casteggio, introdusse un’innovazione che, per l’Italia dell’epoca, era un’assoluta scommessa: decise di mettere il vino in bottiglia. In un’epoca e in un territorio dove il vino viaggiava quasi esclusivamente sfuso nelle damigiane e serviva a dissetare le campagne, questa intuizione ribaltò le regole del gioco, elevando il prodotto a un bene di lusso.
L’epopea del “Red Arrow”: dalle corti di Londra ai transatlantici per New York
Grazie all’idea della bottiglia e a una qualità senza compromessi, il vino di Frecciarossa varcò rapidamente i confini nazionali, diventando il nettare prescelto dai viceré delle Indie in Inghilterra e, dal 1935, persino fornitore ufficiale della Real Casa d’Italia. Eppure, è l’avventura americana a conferire alla famiglia un’aura mitica. Sfruttando le conoscenze con gli armatori genovesi, il vino di Casteggio viaggiava sulle elegantissime navi della “Italia Navigazione” verso gli Stati Uniti, allietando i passeggeri durante la traversata di venti giorni. Non appena il proibizionismo americano cadde (alla fine del 1933), Frecciarossa fu tra le primissime aziende italiane a sbarcare Oltreoceano, ottenendo la prestigiosa licenza di esportazione numero 19. Per adattarsi al nuovo e sterminato mercato e superare le difficoltà di pronuncia degli americani, il nome dell’azienda venne tradotto e registrato come “Red Arrow” (la Freccia Rossa), diventando in breve tempo un marchio iconico della dolce vita oltreoceano.
L’oasi biologica: il Pinot Nero e la salvaguardia dell’identità
Oggi, Valeria Radici Odero porta avanti questo retaggio immenso, affiancata da sua madre Margherita e sostenuta da una solida filosofia di sostenibilità. L’azienda è una tenuta agricola biologica certificata che ha rigorosamente bandito la monocoltura a favore di una reale biodiversità. Immersi tra i circa venti ettari di vigne troviamo infatti un orto rigoglioso di oltre mille metri quadrati, mucche, api e animali da fattoria, affiancati da un agriturismo d’autore — dove è persino possibile pernottare nell’antica cappella gentilizia della tenuta — e un ristorante che accoglie gourmand ed enoturisti.
Nel calice, la vocazione internazionale dell’Oltrepò si fonde con la veracità locale. Il Pinot Nero è il re incontrastato, trovando nell’argilla di Casteggio un’espressione potente, fine e incredibilmente longeva. Ma Valeria ha scelto di farsi anche custode della memoria storica della valle, lavorando con dedizione al recupero di vigne vecchissime (alcune coltivate per conto di un anziano contadino di 86 anni) dove dimorano le varietà autoctone per eccellenza: Croatina, Barbera, Uva Rara e Vespolina. Un ritorno alle origini per ridare vita a quei grandi rossi da invecchiamento che un tempo venivano chiamati fieramente “Gran Cru”.
La poesia dell’inverno e i ritmi lenti della campagna
Quando si chiede a Valeria cosa ami di più della sua terra, la risposta è un inno alla lentezza. Pur trovandosi ad appena un’ora di automobile dai ritmi frenetici di Milano, Casteggio regala un senso di isolamento dorato, un orizzonte di boschi e declivi che cambia pelle a ogni mese dell’anno. Se la primavera e l’autunno accendono la tenuta di colori vibranti, è l’inverno a svelare l’anima più profonda, intima e letteraria dell’Oltrepò Pavese.
“Le giornate fredde, la nebbia fitta che avvolge le colline, i camini accesi” racconta Valeria evocando memorie antiche. È questa l’atmosfera perfetta, ovattata e sospesa nel tempo, per chiudere il mondo fuori dalla porta, sedersi a tavola in buona compagnia e stappare una grande bottiglia di vino rosso.






