Cascina Castlèt vince il Wine Hospitality Award 2026 a Milano con un progetto radicale: una cantina e un sito web totalmente senza barriere.
Quando si parla di ospitalità vitivinicola, l’immaginario collettivo corre immediatamente a degustazioni esclusive, calici in cristallo e paesaggi incontaminati. Eppure, la vera frontiera del lusso contemporaneo si sta spostando su un asse molto più profondo e civile: l’accessibilità totale. La conferma arriva dall’ultima edizione della Milano Wine Week, dove il Wine Hospitality Award 2026 (nella categoria Best Wine Mobility & Accessibility Project) ha acceso i riflettori su una realtà piemontese che sta ridisegnando silenziosamente le regole dell’accoglienza: Cascina Castlèt.
A Costigliole d’Asti, sulle colline che segnano il confine storico tra Langa e Monferrato, l’inclusione non è uno slogan da sfoggiare nelle brochure, ma una precisa scelta architettonica e digitale.
Abbattere i muri, fisici e virtuali
L’azienda guidata da Mariuccia Borio ha infatti integrato l’abbattimento delle barriere fin dalle fondamenta dei suoi nuovi spazi. L’intera ala moderna della cantina è stata concepita per essere esplorabile in totale autonomia anche in sedia a rotelle, permettendo a chiunque, indipendentemente dalle proprie capacità motorie, di vivere fisicamente l’atmosfera dei luoghi di vinificazione e affinamento.

Ma la vera notizia, in un settore spesso in ritardo sulla digitalizzazione etica, è che l’inclusione di Cascina Castlèt inizia prima ancora di varcare il cancello della tenuta: il sito internet aziendale è stato appositamente riprogettato per essere navigabile e fruibile anche dalle persone con disabilità visive.
A ritirare il riconoscimento al Milan Marriott Hotel, dalle mani di Federico Gordini, fondatore Milano Wine Week e Gian Marco Centinaio, Senatore e già Ministro dell’Agricoltura, è stata la stessa Mariuccia Borio, che ha restituito alla platea una riflessione: «Non volevo che qualcuno dovesse fermarsi davanti a una scala o rinunciare a vedere una parte della cantina. Se invitiamo le persone a conoscere il nostro lavoro, dobbiamo fare in modo che possano farlo davvero».
Un manifesto per il futuro del vino
Il premio milanese offre lo spunto per guardare con occhi nuovi a questa tenuta di trenta ettari, già nota agli addetti ai lavori per la sua ostinata difesa della biodiversità piemontese — emblematico il recupero di vitigni antichi e rarissimi come l’Uvalino, che qui affianca i più classici Barbera, Nebbiolo e Moscato.
In un momento storico in cui il mondo del vino si interroga su come attrarre nuovi pubblici e comunicare valori reali, il traguardo di Cascina Castlèt lancia un messaggio trasversale a tutto il comparto del Made in Italy. Le scelte etiche e sostenibili (dalla fitodepurazione delle acque all’energia solare, fino all’accessibilità web) non sono più “opzioni extra” per impreziosire un comunicato stampa, ma l’unica strada percorribile per un’impresa moderna. E come chiosa lucidamente la stessa fondatrice, l’obiettivo finale non è collezionare trofei, ma arrivare al giorno in cui «non ci sarà più bisogno di premiare l’accessibilità, perché sarà diventata una cosa normale».



















