L’Alluvione di Firenze, sessant’anni dopo: il racconto diffuso tra scatti d’epoca, installazioni d’arte e memoria collettiva
Nel 60° anniversario dell’Alluvione del 1966, Firenze si raccoglie attorno alla propria storia con un ricco programma di mostre, fotografie inedite, installazioni d’arte e incontri pubblici.
A sessant’anni da quel drammatico 4 novembre 1966 in cui le acque e il fango dell’Arno invasero la culla del Rinascimento, Firenze torna a confrontarsi con il proprio fiume e con la propria memoria collettiva. Un anniversario solenne che la città commemora attraverso un vasto programma di iniziative culturali, mostre fotografiche e percorsi d’arte diffusi, promossi dalla Città Metropolitana, dal Comune e dalle principali istituzioni culturali e scientifiche del territorio.
Palazzo Medici Riccardi: gli scatti di Giorgio Lotti e l’Esercito Italiano
Cuore istituzionale delle celebrazioni è Palazzo Medici Riccardi, che dal 5 al 17 novembre ospita la mostra “Per le vie di Firenze, dopo l’Alluvione, negli scatti di Giorgio Lotti e dell’Esercito Italiano”, inaugurata giovedì 5 novembre alla presenza della Sindaca metropolitana Sara Funaro, del fotoreporter Giorgio Lotti e del Colonnello Paolo Cespi in rappresentanza dell’Esercito.
Negli spazi del Percorso Archeologico, nella Stalla Medicea e nell’alveo del Mugnone, l’esposizione curata da Laura Tenti e Mara Moscano raccoglie circa cinquanta immagini di Giorgio Lotti, testimone d’eccezione che immortalò in prima linea i luoghi simbolo e i volti della tragedia. Accanto al suo obiettivo, il Museo dei Marmi ospita una selezione di documenti e fotografie provenienti dagli archivi dell’Esercito Italiano, a imperituro omaggio al soccorso e all’abnegazione prestati dai militari alle popolazioni colpite.
Il programma a Palazzo Medici Riccardi si completa con appuntamenti di approfondimento culturale previsti sabato 7 novembre nella Galleria degli Specchi: dall’incontro mattutino sul Museo Mediceo e l’alluvione come spartiacque (con Cristina Acidini, Samuele Lastrucci ed Enrico Sartoni) alla presentazione pomeridiana del libro Angeli del fango (Margherita edizioni), illustrato dal maestro fiorentino Roberto Innocenti su testi di Beth Kephart.
“ARNO – Storie di riconciliazione”: il percorso d’arte contemporanea di Roberto Ghezzi
Il legame profondo e ferito con il fiume trova una nuova e suggestiva chiave di lettura nel progetto espositivo diffuso ARNO – Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume, dell’artista Roberto Ghezzi (curato da Valentina Gensini e coordinato scientificamente da Lucia Montuschi). Aperto dal 4 novembre 2026 al 4 gennaio 2027, il progetto si sviluppa in quattro luoghi simbolo colpiti dalla piena:
- MAD Murate Art District: Sede principale e fulcro della ricerca artistica, inserita nel Progetto Riva.
- Museo dell’Opera del Duomo: Nel cortile del Ticciati, dove l’acqua raggiunse un metro e mezzo danneggiando codici miniati e modelli lignei.
- Cenacolo del Fuligno: Antico rifugio per opere d’arte danneggiate all’epoca (tra cui l’Ultima Cena del Vasari), oggi spazio vivo gestito dalla Direzione regionale Musei nazionali Toscana del MiC.
- Chiesa di San Salvatore in Ognissanti: Dove l’acqua lambì i capolavori di Ghirlandaio e Botticelli.
Le opere protagoniste sono le Naturografie: tele e tessuti naturali immersi da Ghezzi direttamente nelle acque dell’Arno per mesi, lasciando che fanghi, sedimenti e agenti atmosferici agissero da co-autori. Una materia che sessant’anni fa portò distruzione si trasforma oggi in archivio vivente e simbolo di rinascita, arricchito da un fitto public program di visite guidate inclusive, laboratori e conferenze scientifiche sulle microplastiche.
Il Kunsthistorisches Institut in Florenz (KHI): la memoria in via Giusti
A completare il mosaico della memoria cittadina vi è l’installazione fotografica allestita dal Kunsthistorisches Institut in Florenz sulla facciata della propria sede in via Giusti. Otto grandi banner riproducono gli scatti di Ivo Bazzechi (1920-1975), documentando la furia della piena dal drammatico mattino del 4 novembre fino ai cantieri di recupero dei monumenti e del celebre Crocifisso di Cimabue.
L’iniziativa svela inoltre documenti inediti emersi nell’Archivio del KHI, testimoniando il ruolo cruciale svolto dall’Istituto tedesco all’indomani del disastro: dal coordinamento degli aiuti internazionali e delle competenze tecniche per il restauro fino all’organizzazione del volontariato studentesco proveniente dalle università d’Europa.
Una pluralità di sguardi e linguaggi che, a distanza di sessant’anni, conferma la capacità di Firenze di trasformare una cicatrice indelebile in un patrimonio condiviso di consapevolezza civile, tutela ambientale e rinascita culturale.
















