Addio a Nadia Santini: il viaggio indimenticabile della grande signora della cucina italiana
Scompare Nadia Santini, icona della ristorazione italiana. Il ricordo attraverso le sue parole più profonde sull’identità, il vino e il valore autentico della tavola.
Il legame viscerale con la terra e le radici
Il ritratto di Nadia Santini è indissolubilmente legato all’idea di un ritorno continuo alle proprie origini. Celebre per il suo legame viscerale con la terra d’origine — un amore racchiuso nelle parole commosse pronunciate in occasione del riconoscimento conferitole nel 2004 dalla Fondazione Masi, quando si definiva «come una rondine, […] che quando torna a casa, nel mio Veneto, sente qualcosa di molto soave toccarle il fondo del cuore» —, la grande chef ha sempre concepito l’arte culinaria non come esercizio di stile, ma come suprema forma di accoglienza e comunicazione.
La cucina come teatro e convivialità
Nella visione di Nadia Santini, magnificamente sintetizzata nelle sue riflessioni sul valore del cibo e del vino, la tavola si erge a specchio dell’identità nazionale:
«Pane e vino ci parlano di perfetto convivio fin dai tempi più lontani […] La cucina, la complicità tra cibo e vino, diventa il modo migliore per incontrare il mondo: il più immediato e apprezzato biglietto da visita di ogni paese».
«La magia della cucina è come la magia del teatro. Gli spettatori, come i gourmets, cercano l’essenziale: quella sorta di benessere che si manifesta e cresce solamente quando c’è la percezione dell’autenticità».
Un’eredità fatta di autenticità e rispetto delle diversità
A distanza di anni, il pensiero di Nadia Santini sulla ristorazione e sul patrimonio agroalimentare italiano risuona con un’attualità straordinaria. Concetti come autenticità, identità, cultura e rispetto delle diversità territoriali sono stati i pilastri di una vita spesa dietro i fuochi con rigore e grazia.
Come ricordava con lucidità illuminata: «Se salvaguardiamo le nostre diversità manteniamo vivo il nostro valore, la nostra cultura e il nostro territorio, la nostra economia, la nostra indipendenza e la nostra storia. Solo così contribuiamo a rendere grande il nostro paese».
Ci lascia una grande donna, una cuoca raffinata e un’interprete sublime dell’anima italiana, il cui insegnamento continuerà a vivere ogni volta che ci si siede a tavola per condividere il pane, il vino e la bellezza dello stare insieme.
L’Alluvione di Firenze, sessant’anni dopo: il racconto diffuso tra scatti d’epoca, installazioni d’arte e memoria collettiva
Nel 60° anniversario dell’Alluvione del 1966, Firenze si raccoglie attorno alla propria storia con un ricco programma di mostre, fotografie inedite, installazioni d’arte e incontri pubblici.
A sessant’anni da quel drammatico 4 novembre 1966 in cui le acque e il fango dell’Arno invasero la culla del Rinascimento, Firenze torna a confrontarsi con il proprio fiume e con la propria memoria collettiva. Un anniversario solenne che la città commemora attraverso un vasto programma di iniziative culturali, mostre fotografiche e percorsi d’arte diffusi, promossi dalla Città Metropolitana, dal Comune e dalle principali istituzioni culturali e scientifiche del territorio.
Palazzo Medici Riccardi: gli scatti di Giorgio Lotti e l’Esercito Italiano
Cuore istituzionale delle celebrazioni è Palazzo Medici Riccardi, che dal 5 al 17 novembre ospita la mostra “Per le vie di Firenze, dopo l’Alluvione, negli scatti di Giorgio Lotti e dell’Esercito Italiano”, inaugurata giovedì 5 novembre alla presenza della Sindaca metropolitana Sara Funaro, del fotoreporter Giorgio Lotti e del Colonnello Paolo Cespi in rappresentanza dell’Esercito.
Negli spazi del Percorso Archeologico, nella Stalla Medicea e nell’alveo del Mugnone, l’esposizione curata da Laura Tenti e Mara Moscano raccoglie circa cinquanta immagini di Giorgio Lotti, testimone d’eccezione che immortalò in prima linea i luoghi simbolo e i volti della tragedia. Accanto al suo obiettivo, il Museo dei Marmi ospita una selezione di documenti e fotografie provenienti dagli archivi dell’Esercito Italiano, a imperituro omaggio al soccorso e all’abnegazione prestati dai militari alle popolazioni colpite.
Il programma a Palazzo Medici Riccardi si completa con appuntamenti di approfondimento culturale previsti sabato 7 novembre nella Galleria degli Specchi: dall’incontro mattutino sul Museo Mediceo e l’alluvione come spartiacque (con Cristina Acidini, Samuele Lastrucci ed Enrico Sartoni) alla presentazione pomeridiana del libro Angeli del fango (Margherita edizioni), illustrato dal maestro fiorentino Roberto Innocenti su testi di Beth Kephart.
“ARNO – Storie di riconciliazione”: il percorso d’arte contemporanea di Roberto Ghezzi
Il legame profondo e ferito con il fiume trova una nuova e suggestiva chiave di lettura nel progetto espositivo diffuso ARNO – Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume, dell’artista Roberto Ghezzi (curato da Valentina Gensini e coordinato scientificamente da Lucia Montuschi). Aperto dal 4 novembre 2026 al 4 gennaio 2027, il progetto si sviluppa in quattro luoghi simbolo colpiti dalla piena:
MAD Murate Art District: Sede principale e fulcro della ricerca artistica, inserita nel Progetto Riva.
Museo dell’Opera del Duomo: Nel cortile del Ticciati, dove l’acqua raggiunse un metro e mezzo danneggiando codici miniati e modelli lignei.
Cenacolo del Fuligno: Antico rifugio per opere d’arte danneggiate all’epoca (tra cui l’Ultima Cena del Vasari), oggi spazio vivo gestito dalla Direzione regionale Musei nazionali Toscana del MiC.
Chiesa di San Salvatore in Ognissanti: Dove l’acqua lambì i capolavori di Ghirlandaio e Botticelli.
Le opere protagoniste sono le Naturografie: tele e tessuti naturali immersi da Ghezzi direttamente nelle acque dell’Arno per mesi, lasciando che fanghi, sedimenti e agenti atmosferici agissero da co-autori. Una materia che sessant’anni fa portò distruzione si trasforma oggi in archivio vivente e simbolo di rinascita, arricchito da un fitto public program di visite guidate inclusive, laboratori e conferenze scientifiche sulle microplastiche.
Il Kunsthistorisches Institut in Florenz (KHI): la memoria in via Giusti
A completare il mosaico della memoria cittadina vi è l’installazione fotografica allestita dal Kunsthistorisches Institut in Florenz sulla facciata della propria sede in via Giusti. Otto grandi banner riproducono gli scatti di Ivo Bazzechi (1920-1975), documentando la furia della piena dal drammatico mattino del 4 novembre fino ai cantieri di recupero dei monumenti e del celebre Crocifisso di Cimabue.
L’iniziativa svela inoltre documenti inediti emersi nell’Archivio del KHI, testimoniando il ruolo cruciale svolto dall’Istituto tedesco all’indomani del disastro: dal coordinamento degli aiuti internazionali e delle competenze tecniche per il restauro fino all’organizzazione del volontariato studentesco proveniente dalle università d’Europa.
Una pluralità di sguardi e linguaggi che, a distanza di sessant’anni, conferma la capacità di Firenze di trasformare una cicatrice indelebile in un patrimonio condiviso di consapevolezza civile, tutela ambientale e rinascita culturale.
L’indagine Altroconsumo svela il divario tra la consapevolezza etica degli italiani e le abitudini domestiche. Cresce la richiesta di etichette chiare e sconti sui prodotti in scadenza.
C’è una distanza sottile ma profonda tra la coscienza ecologica e i gesti quotidiani che compiamo tra le mura domestiche. L’83% degli italiani considera scorretto e poco etico buttare alimenti ancora commestibili, e l’80% riconosce lucidamente l’impatto ambientale negativo dello spreco alimentare. eppure, nella pratica di tutti i giorni, la teoria si scontra con la realtà: oltre la metà dei consumatori dichiara di gettare abitualmente almeno un po’ di cibo in casa.
È quanto emerge dalla nuova indagine condotta da Altroconsumo — insieme alle organizzazioni del network Euroconsumers su un campione di oltre 4.000 cittadini in Belgio, Italia, Portogallo e Spagna (di cui più di 1.000 in Italia) — e presentata in occasione del convegno “Donazione delle eccedenze”.
Il divario generazionale e le cause dello spreco domestico
A dieci anni dall’introduzione della Legge Gadda (166/2016) — che ha permesso di recuperare 3,7 milioni di tonnellate di cibo per un valore di 10,3 miliardi di euro —, il fronte della solidarietà e del recupero industriale ha fatto passi da gigante. Tuttavia, il nodo dello spreco domestico e della prevenzione resta centrale.
L’indagine evidenzia dinamiche differenti a seconda dell’età:
I giovani (18-34 anni): Una persona su cinque nella fascia più giovane ammette di sprecare abbastanza o molto cibo ogni settimana, un dato legato a una minore pianificazione degli acquisti.
I meno giovani (55-74 anni): La quota di cibo gettato diminuisce sensibilmente, grazie a una gestione più accorta della spesa.
Le cause principali dello spreco casalingo risiedono in comportamenti correggibili: cucinare porzioni superiori al necessario, non riuscire a consumare gli avanzi e comprare più del dovuto. Non a caso, chi pianifica accuratamente la spesa ha una probabilità inferiore del 40% di sprecare cibo rispetto a chi cede agli acquisti impulsivi.
Il consumo fuori casa e il tabù della “doggy bag”
Il fenomeno non risparmia i ristoranti: una persona su due ammette di lasciare nel piatto una quantità significativa di cibo a fine pasto. Sebbene il 66% chieda di portare a casa gli avanzi, chi non lo fa adduce come motivazione principale l’imbarazzo nel chiedere la doggy bag, segno che resistono barriere culturali da scardinare.
Etichette e date di scadenza: i consumatori invocano chiarezza
Uno dei nodi cruciali per evitare lo spreco domestico riguarda la comprensione delle etichette. Sebbene la maggior parte degli italiani creda di conoscere le differenze tra le diciture, soltanto il 15% ha risposto correttamente a tutte le domande di verifica dell’indagine.
La formula “da consumarsi entro” è legata tassativamente alla sicurezza alimentare.
La dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” indica invece il termine in cui il prodotto mantiene le sue qualità ottimali, pur restando spesso edibile.
Per colmare questa lacuna, il 70% dei consumatori chiede informazioni più accessibili sul termine minimo di conservazione, mentre il 65% desidera indicazioni vincolanti sulla sostenibilità in etichetta. Inoltre, il 67% dichiara che acquisterebbe volentieri prodotti prossimi alla scadenza se venisse applicato uno sconto del 33%.
L’appello di Altroconsumo: prevenzione e strumenti concreti
Come sottolinea Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo:
«A dieci anni dalla Legge Gadda i risultati nel recupero delle eccedenze sono concreti e significativi. Ora serve un passo in più: non basta solo recuperare il cibo che avanza, bisogna fare in modo che ne avanzi meno. […] La nostra indagine mostra che la consapevolezza delle persone c’è, ma mancano gli strumenti per tradurla in comportamenti quotidiani: etichette e scadenze comprensibili, formati e promozioni che non spingano ad acquisti eccessivi, sconti reali sui prodotti vicini alla scadenza».
La prevenzione, dunque, deve diventare una priorità condivisa che coinvolga istituzioni, produttori, grande distribuzione e ristorazione, trasformando la sostenibilità in una scelta non solo etica, ma anche economicamente accessibile per le famiglie.
il Consorzio DOC Delle Venezie e RCS Sports & Events rinnovano l’accordo triennale. Il Pinot Grigio sarà il vino ufficiale della 110ª edizione della Corsa Rosa.
Sport, territorio ed eccellenza enologica tornano a correre insieme. Il Pinot Grigio DOC Delle Venezie è stato confermato Official Wine del Giro d’Italia anche per l’edizione 2027. Forte del successo ottenuto nel 2026, il Consorzio — la più estesa denominazione italiana per estensione e primo bianco per esportazioni — ha rinnovato la partnership strategica con RCS Sports & Events, legando indissolubilmente uno dei vini più amati al mondo a uno degli eventi sportivi più prestigiosi e seguiti a livello internazionale.
Un sodalizio di eccellenze Made in Italy
Il sodalizio tra Giro d’Italia e Pinot Grigio Delle Venezie si fonda su valori condivisi: entrambi rappresentano ambasciatori del Made in Italy nel mondo, capaci di incarnare l’identità, lo stile di vita e la bellezza paesaggistica del Belpaese. Un accordo triennale, avviato nel 2026, che si prepara a scrivere un nuovo, avvincente capitolo.
Come ha dichiarato Luca Rigotti, Presidente del Consorzio DOC Delle Venezie:
«Il rinnovo della partnership con il Giro d’Italia conferma la volontà del Consorzio di investire in un progetto di ampio respiro, capace di dare visibilità mondiale alla nostra Denominazione e, soprattutto, di raccontarne il valore identitario e territoriale. Il Giro è molto più di una competizione sportiva: è un viaggio attraverso l’Italia, la sua storia, la sua gente e le sue eccellenze. Un racconto nel quale il Pinot Grigio DOC Delle Venezie si riconosce pienamente, perché anche il nostro vino nasce da un patrimonio collettivo, costruito nel tempo grazie al lavoro di migliaia di produttori e alla ricchezza dei territori che rappresentiamo».
Il percorso 2027: i riflettori sul Nordest
La 110ª edizione del Giro d’Italia, presentata ufficialmente a Roma, prenderà il via l’8 maggio 2027 da Trieste per concludersi il 30 maggio nella Capitale. Ventuno tappe e oltre 3.400 chilometri attraverso la Penisola.
Il percorso riserverà un’attenzione particolare proprio al Nordest, cuore produttivo della DOC Delle Venezie che si estende su 27.000 ettari tra Veneto, Trentino e Friuli-Venezia Giulia. I riflettori internazionali si accenderanno sui paesaggi mozzafiato che vedono nascere questo grande bianco interregionale: dalla Grande Partenza triestina alla tappa Chiari-Vo’ sui Colli Euganei, fino alle spettacolari e decisive frazioni alpine Rovereto-Madonna di Campiglio, Rovereto-Sacile e l’epica Pordenone-Monte Zoncolan.
«L’edizione 2027 ci offre un’opportunità ancora più significativa, con un percorso che attraverserà luoghi più rappresentativi del nostro Nordest — conclude Rigotti —. Vogliamo che questa collaborazione contribuisca a far conoscere non soltanto un vino di successo globale, ma anche la cultura, il paesaggio e le tradizioni che ne costituiscono l’origine e il valore più autentico».
La conferma del Pinot Grigio Delle Venezie come Official Wine si inserisce in un’ampia strategia di promozione internazionale, volta a valorizzare l’intera filiera e a promuovere il Nordest come destinazione turistica di eccellenza, dove vino, ospitalità e bellezza rappresentano un bene comune da condividere con il mondo.
Si è verificato un problema. Aggiorna la pagina e/o riprova in seguito.